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Il sogno si è avverato:
Busseto ha il Museo Verdi
Paolo Panni
Busseto ha celebrato il 196° compleanno di Giuseppe Verdi con l’inaugurazione, nello splendido scenario di Villa Pallavicino, del Museo nazionale a lui dedicato. Qui, nelle sale trasformate in veri e propri palcoscenici grazie all’estro creativo del regista Pier Luigi Pizzi, e seguendo il racconto affascinante del giornalista e conduttore televisivo Philippe Daverio, è possibile andare alla scoperta di Verdi uomo, delle sue opere, del suo mito. «Un sogno che si avvera» l’ha definito l’ideatore e presidente Mariano Volani, imprenditore trentino, cavaliere del lavoro da sempre innamorato della lirica. «Più che un museo - ha commentato Volani - lo definirei uno spettacolo verdiano; una delle più belle opere della mia vita; un punto di partenza in vista del bicentenario verdiano del 2013».
L’apertura del nuovo museo (di cui sono Enti promotori Comune, Ascom, Multigram Communication e diversi sostenitori privati) è stata «salutata» anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi che hanno inviato telegrammi esprimendo parole di compiacimento. «Qui - ha detto la senatrice Albertina Soliani - è rappresentata l’Italia che sta bene nonostante per altri motivi sia un Paese molto traballante. Questa è una grande realtà».
E mentre Busseto si è arricchito di questo nuovo patrimonio, già si guarda al bicentenario della nascita di Verdi. Al 2013 mancano quattro anni e, in vista di quello straordinario appuntamento «siamo impegnati - ha ricordato la senatrice Soliani - per far approvare una Legge, già presentata e firmata trasversalmente da diversi parlamentari, per la costituzione del Comitato nazionale per le celebrazioni verdiane, ma anche per far sì che si attuino i necessari investimenti per le celebrazioni e per i territori verdiani». Legge, questa, che come ricordato dal presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli è basilare al fine di consolidare tutti gli sforzi che da qui al 2013 si andranno a realizzare. Lo stesso Bernazzoli ha quindi sottolineato l’impegno che anche la Provincia ha profuso per la realizzazione del Museo nazionale ribadendo che «Verdi è uno dei patrimoni più importanti che abbiamo in ambito internazionale». Per il vicepresidente del Consiglio regionale Luigi Giuseppe Villani, quella realizzata «è una bella operazione che arricchisce questo territorio in ambito turistico e culturale. E’ significativo il fatto che diversi imprenditori - giunti anche da lontano - qui abbiano investito intelligenze e risorse e che l’Amministrazione comunale, coralmente, quindi maggioranza ed opposizione, insieme abbiano saputo cogliere questa grande opportunità».
Dello stesso avviso anche il consigliere regionale leghista Roberto Corradi ed il sindaco «di casa» Luca Laurini che, parlando di «giornata memorabile» ha ricordato che la società che ha in gestione il museo è composta per il 90 per cento da soggetti privati e dal 10 per cento da Enti pubblici. «Anche in chiave futura - ha detto Laurini - sarà fondamentale coinvolgere sempre di più i privati. Ringrazio - ha aggiunto - il cavalier Volani che per questa opera ha lottato contro tutto e tutti, anche contro gli pseudo-illuminati culturali che hanno mosso critiche senza mai avanzare una sola proposta alternativa».
E significativa anche le parole della marchesa Maria Gabriella Pallavicino che, vedendo la villa di famiglia trasformarsi in un museo nazionale verdiano ha detto: «Tutto questo mi riempie di gioia e sono certa che sarebbe piaciuto molto anche a mio marito Pierluigi». Fra i presenti alla giornata anche il consigliere regionale Roberto Garbi, il presidente degli Amici di Verdi Riccardo Napolitano, il direttore del Circolo Falstaff Carlo Dotti e centinaia di persone, bussetani e non, che non si sono voluti perdere questo storico evento.
fonte: gazzetta di Parma
Stiamo preparando la bozza del bando di concorso per Poesie e Fotografie
"Quando i Confini si confondono 2009 - seconda edizione "
il tema di quest'anno sarà l'incontro tra le generazioni.
pubblichiamo Tandem del 19 aprile 2009
è in fase di allestimento anche un Blog nuovo, tutto dedicato alla pubblicazione Tandem:
www.tandembusseto.splinder.com tieni d'occhio questo link!
Riportiamo la significativa testimonianza del nostro amico Paolo Panni, volontario
in Abruzzo, grazie Paolo.
"Ringrazio innanzitutto l’amico Gianluca Catelli per la sensibilità e la cortesia che ha avuto nei miei confronti, e di fatto nei confronti dei volontari e delle carissime popolazioni colpite dal terremoto.
Quando lunedì mattina, 6 aprile, di buon ora ho saputo quello che era successo non ho avuto esitazioni nel mettermi in contatto col presidente del gruppo di Protezione Civile “Volontari per il Po” di Zibello (associazione di cui faccio parte), dicendogli che sarei stato disponibile a partire in qualsiasi momento. Il presidente Silvano Bacchini, a sua volta, si era già attivato e mi ha risposto che, se ero intenzionato a partire, dovevo prepararmi immediatamente perché il trasferimento in Abruzzo sarebbe avvenuto il giorno stesso, con partenza in tarda mattinata.
Gli ho quindi confermato la mia totale disponibilità, annullando qualsiasi impegno che potevo aver preso per quel giorno e per le giornate successive. Di fronte ad una simile tragedia e, più in generale, di fronte a persone, a fratelli, che hanno bisogno, a parer mio non ci sono impegni, nemmeno di lavoro, che possano creare ostacoli. Da Zibello siamo partiti in tre: il sottoscritto e gli amici volontari Silvano Bacchini e Marco Corbellini. Il viaggio ha preso il via nel pomeriggio a bordo di un furgone della Protezione Civile di Parma e, chilometro dopo chilometro, la mia mente era rivolta a quelle persone, a quelle terre devastate dal fenomeno tellurico. Strada facendo, tra telefonate, messaggi e conversazioni via radio si veniva costantemente informati di quanto era accaduto e stava continuamente accadendo in quella regione che mai, prima d’ora, avevo avuto modo di visitare. Inutile dire che le notizie che ci arrivavano erano, di volta in volta, sempre più gravi: un motivo in più quindi per scendere di corsa in mezzo a quelle persone. Tra una sosta e l’altra (tutte di carattere tecnico) siamo arrivati in Abruzzo che era notte fonda.
Il buio, in un certo senso, “nascondeva” parzialmente le “ferite” provocate dal sisma agli edifici. Ma la drammaticità di quanto si era verificato solo poche ore prima si è materializzata ben presto: strade deserte, caratterizzate dal solo passaggio dei mezzi di soccorso, automobili parcheggiate ai lati delle strade con i residenti rannicchiati al loro interno nell’arduo tentativo di dormire, una grande oscurità sui monti e nelle vallate.
Al nostro arrivo a Villa Sant’Angelo siamo stati “accolti” dalla guardia forestale che presidiava le strade ed impediva a chiunque l’accesso al centro storico, da quel che restava di una chiesa diroccata e, non appena messi i piedi a terra, una forte scossa di terremoto con i monti che sembravano ululare.
Lì ci siamo resi conto di essere arrivati nel “cuore” della tragedia, di un dramma di inaudite proporzioni. Ci è stato dato il tempo di un brevissimo riposo, dopo il lungo viaggio, all’interno del furgone ma dopo nemmeno un paio d’ore siamo stati chiamati ad iniziare i lavori. Nello specifico il nostro compito è stato quello di allestire l’accampamento con una lunga serie di tende (da 8 posti letto ciascuna) e di montare la cucina da campo con l’ampio tendone dove, verosimilmente per molti mesi, gli sfollati condivideranno i pasti e numerosi altri momenti della giornata.
E’ stato un lavoro lungo e pesante, il nostro, ma svolto col cuore, con la consapevolezza di poter portare qualcosa di utile alle persone colpite, in tutti i sensi, dalla tragedia. Quelle persone che noi abbiamo visto il giorno successivo quando, ai nostri occhi, si sono materializzati anche i danni causati dal terremoto sugli edifici. Che dire di questi ultimi: potrei affermare che, se non avessi saputo che quel paese era stato colpito dal terremoto, avrei probabilmente ipotizzato un possibile bombardamento per cercare di dare una spiegazione ad una simile ecatombe. Le immagini erano quelle che, bene o male, da giorni continuano ad occupare giornali e televisioni.
Il sottoscritto preferisce parlare delle persone, del contatto umano ricevuto, degli insegnamenti ricevuti durante questa esperienza. La prima considerazione che viene da fare è che, quello abruzzese, è un popolo con una grandissima dignità ed uno straordinario coraggio, una forza non comune di saper reagire di fronte alle tragedie, guardando avanti e pensando a ciò che verrà. Le persone incontrate mi hanno colpito per la loro incredibile compostezza ma, soprattutto, per i loro straordinari valori umani. Credo di aver perso il conto delle persone che, incrociando me e gli altri volontari, ci fermavano per esprimere la loro gratitudine. La frase “grazie di quello che state facendo per noi” che ho sentito uscire dalle bocche di giovani, adulti, anziani, ragazzi, ragazze, madri e padri rimbombano di continuo nel cervello: e nel cuore.
Sono convinto di essere io a dover dire Grazie a quelle persone: per quello che, senza conoscermi, hanno saputo darmi. Lo hanno fatto nel bel mezzo di una tragedia, mentre piangevano la scomparsa dei loro cari e dei loro amici, mentre continue scosse di terremoto continuavano a sferzare l’Abruzzo e la piccola grande comunità di Villa Sant’Angelo: un paese di 360 abitanti, 17 dei quali rimasti purtroppo uccisi dal sisma. Sono innumerevoli le riflessioni che emergono di fronte ad una calamità di questa portata ma anche di fronte all’esperienza vissuta. Innanzitutto posso dire che cose che noi possiamo considerare scontate come un letto nel quale dormire, un tavolo sul quale mangiare, un gabinetto in cui occuparci della nostra igiene personale, non sono affatto scontate. Sono dei beni preziosi, che dobbiamo custodire gelosamente considerando che altre persone, non tanto lontano da noi, non hanno più nulla e, per entrare a casa loro (ammesso che una casa la abbiano ancora e non sia ridotta ad un ammasso di macerie) devono chiedere il permesso. Soprattutto emerge, ancora una volta, l’immenso valore della vita, che in qualsiasi istante può trovare ciò che non ci aspettiamo.
Ci si rende conto che i piccoli problemi, le piccole paranoie che ogni giorno ci facciamo non sono nulla rispetto a determinate tragedie. Si torna a casa e si inizia a guardare il mondo con occhi diversi, senza dare più nulla per scontato; si impara a non aver più rivolta la mente alla crisi economica ed ai possibili problemi finanziari che tutti dovremo forse affrontare, impegnandosi piuttosto per diventare persone migliori, più ricche in termini di valori umani. Spero, nel mio piccolo, di aver fatto qualche cosa di buono, di utile per quelle popolazioni: certo del fatto di aver ricevuto da loro grandi lezioni di vita e di valori umani. Lezioni che non dimenticherò di certo.
Infine un’ultima considerazione: vivere esperienze simili fa certamente bene alla propria persona, ma è altrettanto fondamentale, prodigarsi tutti per quelle persone in tanti modi. L’aiuto non viene solo nel momento in cui ci si reca sul posto, ma si concretizza anche a distanza attraverso la generosità di tutti. Quella generosità che, nonostante si viva in una società sempre più superficiale e banale, sa invece emergere in modo lampante in questi momenti di bisogno. Momenti che hanno dimostrato che, in fondo, esistono ancora tante persone con un animo nobile, con un cuore buono e con un senso della solidarietà profondo. L’Abruzzo rinascerà, rinasceranno i paesi che oggi piangono i morti e contano i danni ed il dolore lascerà il posto ad un nuovo sorriso. Dio, che è tutto in tutti, in queste giornate in cui si celebra la Santa Pasqua possa benedire quelle care popolazioni, le aiuti a sollevarsi dalla caduta, ed accolga nel suo Regno Celeste i fratelli che ci hanno preceduti al Suo cospetto. "
PAOLO PANNI

l'accampamento predisposto dai volontari emiliani a Villa Sant'Angelo

quello che rimane della chiesa di Villa Sant'Angelo


26 marzo 2009
La conduttrice di Radio Vaticana intervista il Prof. Dino Rizzo:
Si parla di una composizione di un "giovane" Giuseppe Verdi , una Messa Solenne
composta intorno al 1833
(il file è in formato .wav)
clicca sull'icona qui sopra.

dal concorso "Se i confini si confondono, incontri di culture 2008":
L’immagine assente…
All’ultima bitta d’un porto fantasma
son qui…
a saziarmi di un dolore condito di te,
mentre lambisco la pelle delle case,
nel labirinto inestricabile degli eventi.
Ho messo un’ipoteca sul futuro,
castigando la mente al tuo ricordo
in quest’inverno che crepita di ghiacci
e nell’amplesso del tuo profilo sguazzo,
con l’immagine assente del tuo sorriso.
Carmen Cafaro